Procrastinare è una (pessima) abitudine

Eravamo rimasti che è ora di occuparsi seriamente di quella bestia nera che è la procrastinazione.

Ci ho pensato per tutte queste settimane, mentre dovevo scrivere questo articolo. Ho cercato di capire quale lotta si smuove nelle mie viscere quando ho un compito da portare a termine.

La verità è che la procrastinazione è una sorta di automatismo, è un’abitudine che si prende a un certo punto della vita e che rimetti in campo ogni volta che devi fare qualcosa (che non ti piace).

Sai come funzionano le abitudini?

Così: siamo soggetti a uno stimolo, compiamo un’azione e al termine dell’azione otteniamo una ricompensa. Il piacere della gratificazione ci induce e ripetere il meccanismo più e più volte, finché a un certo punto, al solo comparire dello stimolo sentiamo già il piacere della ricompensa. Ecco che la nostra abitudine si è creata.

E questa è una gran cosa per le buone abitudini:

sento uno strano sapore in bocca (stimolo), mi lavo i denti (azione), voilà avrò un sorriso fresco e smagliante (ricompensa)! Repeat!

Ma è un disastro quando le abitudini sono cattive:
devo fare un compito che trovo difficile (stimolo), procrastino (azione), sono sollevato di non aver fatto lo sforzo (scampato pericolo e ricompensa!) Repeat!

Chiaramente se reitero la buona abitudine innesco un circuito virtuoso al termine del quale avrò benefici ancora più grandi (per tornare all’esempio: non avrò carie e non andrò dal dentista), ma cosa succede se rimando e rimando e rimando tutto quello che non ho voglia o non mi piace fare?

La suora e la procrastinazione

Io credo di aver individuato il momento esatto in cui ho imparato a procrastinare e questa (pessima!) abitudine me l’ha insegnata (suo malgrado, suppongo) la mia maestra delle elementari Schwester Maria E.!

La suora ci aveva suggerito di iniziare dai compiti facili, toglierceli in fretta, così avremmo avuto più tempo da dedicare a quelli più difficili.

Il suo suggerimento era innocuo dopo tutto, ma ha sortito degli effetti devastanti. Perché con questo meccanismo ho trovato un’ottima scusa per rimandare e rimandare tutti i compiti più noiosi e difficili che avrei dovuto fare (“l’ha detto la suora!”). E man mano che facevo le altre cose, non solo diminuiva l’energia residua da dedicare ai compiti più difficili, ma anche la voglia di farli diminuiva col tempo!

Mangia la rana

Oggi, uno dei consigli antiprocrastinazione suggerito dai professional organizer è il “Mangia la rana!” che si rifa a il famoso detto di Mark Twain che dice “Mangia una rana viva come prima cosa al mattino e niente di peggio può capitarti nel corso della giornata”.

La “rana” è ovviamente quel compito più difficile/fastidioso/noioso che devi fare. L’invito è quello di togliertelo subito al mattino e non pensarci più. Che sollievo!

Da Professional Organizer lo trovo un ottimo consiglio, da procrastinatrice no! Se la mia abitudine fosse quella di fare le cose che non ho voglia di fare come prima cosa al mattino, non sarei una procrastinatrice.

Posso anche mettere la mia rana come prima cosa nella mia lista delle cose da fare, ma se io al mattino ho il rigetto per quella cosa, metterò subito in pratica la mia peggior abitudine: rimandare!

Quello che questa tecnica non spiega è come superare quel momento in cui sei al bivio: mi prendo la responsabilità di quello che ho da fare oppure cedo alla dolce tentazione della mia instant gratification e faccio tutt’altro?

È un momento cruciale che chi non è procrastinatore e mangia le sue rane con gusto non riconosce. Perché si basa tutto su quell’unico istante in cui devi – volente o nolente – fare ricorso a tutta la tua forza di volontà (che per noialtri, si sa, è bassa!) per scegliere la retta via.

E quello sforzo di volontà è immenso, grande tanto quanto la riserva di energia che ci vuole per fare il compito in sé.

Perché diciamocelo, anche quello che non ci piace fare è assolutamente alla nostra portata. Siamo perfettamente in grado di portarlo a termine. “Basta iniziare”.

(se non sei un “procrastinatore in stadio avanzato” ti suggerisco di provare il sistema Mangia la Rana, potrebbe rivelarsi utile!)

Con scadenza, senza scadenza

Se hai visto il video di Tim Urban che ti suggerivo nel precedente articolo, avrai sentito che ci sono due tipi di procrastinazione.

Una è la procrastinazione con scadenza, quella per cui ci raccontiamo “non inizio subito, perché lavoro meglio sotto pressione, mi piace quel pepe che sento quando devo consegnare di fretta”.

Anche se poi lo sappiamo bene che lavorare con l’acqua alla gola mette addosso solo tanto altro stress inutile e fa lavorare peggio.

Il vero problema è il secondo tipo di procrastinazione, cioè quando non c’è una scadenza da rispettare e quello che dobbiamo fare è importante, ma non è urgente.

Qual è allora la spinta a partire?

Potremmo non trovarla mai, avremo sempre mille altre cose che possiamo fare prima, che ci riescono più facili, che sono più “rassicuranti”.

Allora la prima domanda da porsi se si vuole smettere di procrastinare, non è tanto Come devo fare?, ma è la più grande domanda che guida il più radicale cambio di abitudini: Che persona voglio diventare? Qual è la motivazione (forte) che sta dietro a questo grande cambiamento che voglio intraprendere?

Mi prendo qualche altra settimana per riflettere e scrivere. Vi assicuro che mi darò una scadenza…

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