Step 4: Riordinare l’armadio per sapere chi sono

Scegliere gli abiti giusti per me

Eccomi qui, a 2 mesi da quando ho deciso di riordinare il mio armadio. Anche io che per natura e per lavoro sono abituata a “lasciare andare”, mi accorgo di quanto è difficile separarsi dagli oggetti. Forse in particolare dagli abiti, che in fondo sono una specie di corazza con la quale affrontiamo il mondo. Adesso vedo con più nitidezza questi fili invisibili che ci legano agli oggetti e sento più distintamente gli ancoraggi alle persone, ai ricordi, alle emozioni. Con coraggio ho buttato molto, proprio per staccare l’ancorarinunciando quindi alla protezione, alla certezza di uno schema conosciuto, all’automatismo di un template preinstallato. Ho pesato, dato valore, eliminato, selezionato, pulito, piegato e messo in ordine. Adesso finalmente il mio armadio è più leggero.

Vilfredo Pareto sarà contento anche lui ora che ho eliminato almeno il 50% dei miei vestiti e ho un’idea più chiara degli abbinamenti. Perché di fondo, quello che ho capito, è che l’importante è avere poche cose, belle, di qualità, dai colori “amici” (armocromia la chiamano i professionisti) e che possano mescolarsi bene fra loro.  Che già è un grandissimo lavoro.

Voglio sembrare quello che sono

Ma ho fatto anche qualcosa di piùvolutamente ho lasciato nell’armadio un’anta vuota e anche un cassetto completamente vuoto. Dentro ci metterò le cose che veramente mi piacciono e nelle quali mi riconosco. Abiti onesti che non hanno niente a che vedere con la vanità, con la moda, con l’esibizionismo o con gli standard presi in prestito dagli altri. Gli abiti giusti per me, che non mi fanno sentire più di quello che sono o meno di quello che sono. Voglio solo sembrare quello che sono.  Cosa che introduce a una piccolissima domanda: “ma chi sono?

Uno spazio vuoto per scoprire qualcosa di più su di me

Se pensi di poter dare una risposta frettolosa o sbrigativa ti consiglio di prendere un bel bicchier d’acqua, sederti, bere lentamente e provare di nuovo.  Non sto parlando di cosa faccio, come devo essere, come sembro o chi vorrei essere. La domanda è “chi sono”?  Urca, ma qui mi ci vuole un mese di ferie, altro che 4 ore per rifare l’armadio. Sivvabbè, ma io c’ho da laurà, io chiamo l’ascensore mentre chiudo la porta di casa! Mica ce l’ho il tempo di chiedermi chi sono, che sennò chi è fa da mangiare stasera? Appunto.

Provo ad archiviare l’argomento perché mi rendo conto che non me la caverò facilmente, eppure mi intriga ‘sta domanda “chi sono?” Troppo grande però, finisco che mi perdo e non mi trovo più, neanche in fondo al cassetto che ho lasciato vuoto. Ci ripenso: figo cercare di capire chi sono, non lo diceva già Socrate? “Conosci te stesso”, non è quello che c’è scritto sul tempio di Apollo a Delfi? E dici che riordinare l’armadio mi dà una mano a trovare una risposta?

Gli abiti mi aiutano a comunicare meglio, se so cosa voglio dire

So che fa un po’ ridere ma io dico di sì. Diciamo che è una strategia laterale, che mi permette di affrontare la questione partendo dal basso, rinnovando il guardaroba e soprattutto senza prendere una laurea in filosofia. In fondo è anche di questo che parliamo quando parliamo di riordinare l’armadio. Di quanto voglio “spendere in comunicazione” (essì, gli abiti comunicano, eccome), di quanto voglio investire ad esprimere me stesso. E vale la pena esprimere me stessa? Ci sarà dall’altra parte qualcuno che capisce, capace di leggere i miei codici? Qualcuno sulla mia linea d’onda?  Bè insomma non mi resta che provare, ho lasciato un’anta dell’armadio vuota apposta.

Lasciare andare il passato, levare l’ancora e partire all’avventura

Adesso mi tocca farmi delle domande, capire se quella maglietta mi piace davvero, non accontentarmi della prima cosa che vedo in vetrina, guardare gli altri con più attenzione e più interesse e non fermarmi alla soluzione più facile. Dovrò fare degli esperimenti e vedere cosa funziona e cosa no. Un lavorone insomma. E pensare che io volevo solo vestirmi più in fretta la mattina e avere una robina giusta per l’occasione giusta.  Ma succede che a levare l’ancora e prendere il mare si allargano gli orizzonti.

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