Il pilota automatico

Hai presente quando stai parlando con qualcuno e chiedi “e a che ora arriva il tuo amico?” e ti senti rispondere: “ma se te l’ho appena detto! Dov’eri con la testa?” Oppure, quando ti metti a guardare una serie tv con un pacchetto di biscotti e ti ritrovi a fine puntata con il sacchetto vuoto. Ma chi è che li ha mangiati tutti i biscotti? (E non c’è nessuno in giro, neanche il gatto). Oppure ancora, quando fai un viaggio di 100 km e improvvisamente ti accorgi che sei arrivato e non hai visto niente, ma proprio niente durante il tragitto, nessuna tappa intermedia, nessun cartello, nessun panorama. Però sei lì. Ma com’è che ci sei arrivato? Chi ha guidato fin lì? Il pilota automatico? Sì, il pilota automatico, che non è una nuova tecnologia arrivata da Cupertino, ma un nostro modo di funzionare, un modo molto umano e che utilizziamo spesso, soprattutto quando facciamo azioni di routine.

Perché è importante riconnettere mente e corpo

E tutti sappiamo cosa vuol dire agire in maniera automatica, cosa che può anche venire utile: per esempio se devi metter su la lavatrice e preparare la cena in fretta senza pensarci, o la mattina per andare al lavoro facendo sempre la stessa strada come di default (così fai prima). Spesso “vai in automatico” quando quello che stai facendo è banale, scontato, quando lo conosci a memoria, e allora ecco cosa succede: stacchi la mente dal corpo. La mente se ne va a fare una corsetta per i fatti suoi e il tuo corpo puff non esiste più, non vede, non sente, non c’è. Non sei presente. Eh, certo, prima o poi te ne rendi conto, ma di solito dopo. Quando non trovi le chiavi di casa o quelle della macchina, quando ti chiedono cosa hai mangiato a pranzo e non ne hai la minima idea, quando arrivi in ufficio e i preziosi documenti che dovevi consegnare sono rimasti a casa. Quando sali sulla bilancia e ci sono 5 kg in più del previsto.  Mente e corpo sono disconnessi. Sembra quasi un paradosso: in un periodo in cui siamo iper-connessi con l’esterno, manca la connessione con l’interno.

E purtroppo, agire “di default” può avere un prezzo molto alto. Viaggiare col pilota automatico genera spesso un senso di malessere sordo, un disagio, un’insoddisfazione di fondo che magari facciamo fatica ad articolare, ma che è responsabile di molto stress, disturbi dell’umore e del sonno, nervosismo, ansia. È qualcosa che spesso ci rende confusi e a fine giornata contribuisce a farci avere la sensazione di aver girato a vuoto e non aver concluso niente. Ed è sorprendente scoprire quanto tempo all’interno di una giornata passiamo in modalità “pilota automatico”.

Perché ne parlo? Perché tutto questo ha molto a che vedere con l’organizzazione intesa non solo come produttività ed efficienza, ma anche come benessere. Sapersi organizzare non vuol dire saper fare di più in meno tempo, ma fare la cosa giusta al momento giusto, nel modo giusto.  Quindi vuol dire prima di tutto essere svegli, essere presenti e consapevoli delle nostre sensazioni, vuol dire fare amicizia col nostro corpo e imparare a essere connessi: mente corpo e cuore. Io, la mia casa, il mio ufficio, la natura, le persone che frequento, il modo in cui entro in relazione con loro. Il gusto di essere organizzati è anche questo. Passa dall’avere consapevolezza di cosa ci piace, cosa ci è utile, quali sono i nostri obiettivi, quali sono i nostri “sassi” e quale è invece “la ghiaia” che possiamo lasciare andare.  

Esercizi pratici per tornare alla guida

La consapevolezza parte dalle piccole cose, dalle azioni quotidiane ed è un modo di stare svegli, di essere presenti a quello che ci accade.  È per questo che ti propongo tre piccoli esercizi pratici che ti aiuteranno ad allenare il muscolo dell’attenzione nella vita di tutti i giorni.

1. Esplorare un’abitudine: prendi un’abitudine semplice, tipo lavarsi i denti (o fare i piatti, o caricare la lavatrice, o bere il primo caffè della mattina) e guardala come se dovessi fare quella cosa  per la prima volta. Guarda il tubetto del dentifricio, sentine l’odore, il sapore, guarda lo spazzolino, è duro o morbido? Apri l’acqua calda o fredda? Lasci scorrere l’acqua o la chiudi, spazzoli prima i denti davanti o quelli di lato, muovi lo spazzolino dall’alto verso il basso o da destra a sinistra? E dove sta la lingua mentre spazzoli i denti? Dov’è posizionata la mano che non ha lo spazzolino? E come son messi i piedi e le ginocchia, usi un bicchiere per il risciacquo o ti aiuti con le mani, con quale mano, a proposito? E mentre ti lavi i denti non pensi a niente o noti dei pensieri che si intrufolano? È un’azione piacevole o spiacevole?  Queste non sono che alcune delle domande che potresti farti mentre ti lavi i denti, tutte cose a cui sei talmente abituato che ormai non ci fai più neanche caso.

2. Ascoltare con attenzione: quando qualcuno ci parla in teoria sappiamo che dovremmo ascoltarlo, ma è davvero così? La prossima volta che parli con un amico o un collega o un parente fai caso se lo stai davvero ascoltando o se invece stai solo aspettando il tuo turno, magari preparandoti già quello che stai per dire. Se lo stai per interrompere prima che abbia finito fai una pausa e cerca di fare spazio per accogliere le sue parole, per guardarlo negli occhi.  Nota se la tua mente si distrae e pensa a qualcosa d’altro.

3. Assaporare i primi bocconi di un pasto: scegli un pasto della giornata, colazione pranzo o cena e dedica il primo minuto a fare attenzione a quello che stai per mangiare o bere. Che colore ha? Ti piace? Ha un buon profumo? Forse ti ricorda qualcosa?  Lo vorresti più caldo, più freddo o è proprio alla temperatura giusta? Ti piace la sua consistenza?

MBSR – Mindfulness Based Stress Reduction

Questi 3 esercizi sono parte di un percorso più ampio che è il protocollo MBSR (Mindfulness Based Stress Reduction) e se vuoi saperne di più o iscriverti ad un corso puoi cliccare qui. “La mindfulness” (come viene chiamata in modo un po’ riduttivo) ha ovviamente orizzonti più vasti rispetto al semplice allenamento dell’attenzione, però nella mia esperienza ho riscontrato che essere attenti e consapevoli sono ingredienti fondamentali per raggiungere una buona organizzazione personale.

Questi sono 3 esercizi minimi da fare per almeno un paio di settimane con cui iniziare ad accorgerti del tuo stato di attenzione generale. Qui puoi scaricare un diario dell’attenzione che ti aiuterà a prendere nota delle tue sensazioni e a ricordare gli esercizi. L’attenzione è un muscolo che va allenato tutti i giorni a cominciare dalle piccole cose. Si tratta di inaugurare un nuovo modo di essere, un nuovo modo di entrare in relazione con le cose e con le persone. Prendere consapevolezza delle proprie abitudini, delle proprie azioni è il primo passo per poterle cambiare quando vorremo farlo.

Ed è questo quello che facciamo quando ci ri-organizziamo: cambiamo le nostre abitudini.

Semplice, ma non certo facile.

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