I miei 3 anni da freelance

Il 31 Marzo sono 3 anni che sono una freelance a tutti gli effetti perché è l’anniversario del mio licenziamento.

Un passato che non mi appartiene più

Ho lavorato per 16 anni in un’azienda di informatica che da azienda familiare è passata ad essere inglobata a una controllata di Ibm. Sono stata molto fortunata perché ho vissuto, da dipendente, il ciclo di vita di un’azienda che da start up è diventata appetibile per un colosso mondiale. Nonostante abbia sempre lavorato per la stessa azienda, è come se avessi cambiato almeno 4 posti di lavoro a seconda dei nuovi assetti che l’azienda cambiava ogni 3-4 anni. In questi 16 anni ho anche sperimentato 3 anni di quello che si chiamava telelavoro e che oggi sarebbe un misto tra “lavoro da remoto” e “smart working”: lavoravo da casa ma con orari fissi da ufficio e collegata alla rete aziendale. Ho vissuto anche quasi 2 anni da pendolare e in mezzo ci ho messo pure un anno sabbatico. Da 3 anni sono una freelance e posso iniziare a tirare le somme e analizzare le differenze.

Dipendente e libero professionista

I primi elementi che di solito si analizzano sono l’orario di lavoro e lo stipendio/fatturato. A fronte di orari e luoghi fissi e ferie prestabilite c’è la certezza dello stipendio da una parte. A fronte di una totale incertezza sul fatturato si può godere della totale libertà di orario e luogo di lavoro dall’altro. Cosa è meglio? Cosa incide di più sulla vita delle persone? Ognuno a questa domanda può rispondere solo per sé. Non solo questa risposta è diversa da persona a persona ma cambia, anche per la stessa persona, nel tempo. Inoltre, dopo 3 anni da freelance, non penso che sia questo il nocciolo della questione.

Le 2 parole magiche: libero e professionista

Vorrei analizzare la parola Libero Professionista. La seconda parte “professionista” è un sostantivo che, secondo me, non caratterizza solo i freelance. Non penso sia la caratteristica che fa la differenza. Anche da dipendente mi sono sempre considerata una professionista in quello che facevo. Oggi, più che mai, anche nel posto fisso devi dimostrare tutte le tue qualità e lavorare da professionista.

Ma allora quale è la vera differenza?

Ecco la vera differenza sta nella prima parola. La parola “libero”. E non c’entra niente con la libertà di orario e di luogo. “Posso lavorare quando voglio” molte volte si trasforma in giornate di 18 ore di lavoro, sabati e domeniche comprese, agosto compreso! Ma siccome ti piace così tanto quello che fai, questo aspetto, almeno per me, passa assolutamente in secondo piano.

La vera libertà

Per me la libertà più grande è potermi inventare un lavoro che non esisteva e poterlo fare esattamente nel modo in cui voglio farlo. Da dipendente, nella fase “grande azienda”, ogni tanto veniva fuori un discorso da corridoio: siamo diventati solo un numero. Se non lo fai tu questo lavoro, là fuori c’è la coda e in 5 minuti trovano qualcun altro. E anche se non ci ho mai creduto fino in fondo, nelle grandi aziende aleggia questa sensazione di essere sostituibili perché vale più il ruolo che hai rispetto a chi sei. In questi 3 anni, invece, quello che ho scoperto è che il valore aggiunto di un servizio è la persona che lo fa. Perché attraverso il tuo lavoro trasmetti anche l’insieme dei tuoi valori e il perché fai quello che fai. Vederla in questa ottica ti permette di riconoscere che ogni libero professionista è unico e irripetibile.

Non sono sostituibile: come me ci sono solo io

Se stai pensando di fare il salto da dipendente a libero professionista questi sono 5 suggerimenti che possono tornarti utili:

  1. Cerca di avere molto chiara la motivazione: cosa ti spinge a fare quello che fai? Avere una forte motivazione ti permette di superare anche i momenti difficili in cui pensi di aver sbagliato tutto e che non sei capace
  2. Chiarisci chi sei tu, il tuo mondo di valori e che impronta vuoi lasciare nel mondo
  3. Immagina l’impossibile: non farti frenare dal pessimismo e dalle paure altrui ma trova persone che ti siano di ispirazione. L’essenza di essere un libero professionista, anzi un professionista libero. sta proprio nella libertà di pensiero e la capacità di immaginare cose che oggi ancora non esistono
  4. Non aver paura di tracciare una rotta per primo: c’è bisogno di pionieri che abbiano il coraggio di fare cose nuove
  5. Cancella dal vocabolario le frasi tipo “ma abbiamo sempre fatto così” o “non si può fare” o “il mondo funziona così”. La libertà che stai conquistando è proprio quella di poter immaginare prima, e realizzare poi, il mondo che desideri

Voglio la luna

A volte penso al primo che ha detto di voler andare sulla luna. Gli avranno detto che non si poteva fare o che era impossibile o forse che era matto. Ecco cosa vuol dire per me essere una libera professionista: avere la libertà di immaginare l’impossibile senza vincoli o limitazioni. Senza paura e con un pizzico di follia.

Vienimi a trovare sabato 23 marzo al Freelance Day a Torino. Il nostro workshop “Organizzati e felici” è rivolto a tutti i freelance (o aspiranti tali) che desiderano imparare a organizzare le loro giornate per lavorare meglio ed essere più felici. Inizia alle 11.30 e dura 90 minuti. Puoi iscriverti dalle 10.30 direttamente lì.

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