Facciamo ordine con Marie Kondo, il nuovo show su Netflix

Dopo il successo planetario del suo libro “Il magico potere del riordino” Marie Kondo è arrivata anche su Netflix e sta avendo secondo me una meritata fortuna. Ho guardato le prime puntate con un malcelato raccapriccio per tutte le risatine e gli strani versi di questa signora giapponese e per la differenza stridente fra la minuta ed elegante Mary Poppins nipponica e gli omoni e donnone americani che l’hanno chiamata per disfarsi dei loro accumuli trentennali. Al primo sguardo mi è sembrata la classica TV spazzatura, fatta di facile sentimentalismo e spaesante ingenuità, quella da guardare col fazzoletto in mano.

Invece poi ho cambiato idea. Perché i temi che affronta sono importanti, e sotto la spessa glassa zuccherosa si nascondono lezioni preziose, che questa veste pop può rendere più digeribili.

8 case, 8 puntate

In ogni puntata, Marie Kondo accompagnata dalla sua traduttrice si materializza in una casa della California dove incontra persone molte diverse fra loro: marito e moglie con due bambini piccoli in crisi coniugale per il disordine; una vedova che ha perso da poco il marito, dopo più di 30 anni di matrimonio, e vuole far posto ad un nuovo inizio; una coppia di ragazzi gay fidanzati grazie a Tinder (che moderni!), in ansia per la prossima visita dei genitori di uno dei due; una coppia di pensionati che parla poco, ma compra moltissimo e desidera rimettere ordine nella loro casa, che ha ospitato 3 generazioni; una famiglia di afroamericani che ha appena traslocato a Los Angeles in un appartamento più piccolo e ha roba sparsa ovunque; insomma, persone comuni, molto diverse fra loro, ma con problemi in fondo simili (anche ai nostri). E lei lì, vicino a loro, ad accompagnarli in un percorso di 6 settimane che si articola intorno a 5 passi chiave.

I 5 passi chiave del percorso di Marie Kondo

  • Vestiti – Devono tirare fuori tutti, ma proprio tutti gli abiti dagli armadi e formare una pila (che a volte arriva quasi al soffitto) e poi prenderli in mano uno ad uno per capire se sentono la spark of joy (la scintilla di gioia) oppure no. Per tenere quelli che infondono gioia e ringraziare e salutare quelli che invece non trasmettono niente (sguardi interrogativi e perplessi su questo punto)
  • Libri – Si tirano giù tutti i libri dalla libreria, gli si dà un colpetto per capire quali sono addormentati e quali sono svegli e poi si fa la solita selezione; anche in questo caso si tengono solo i libri che danno gioia (sempre la famosa spark of joy )
  • Carte e documenti – Un bel lavorone questo: prendere in mano una per una, tutte le carte e scegliere quali tenere, in base al criterio dell’utilità più che del piacere questa volta
  • Oggetti sentimentali – E qui si arriva al cuore della faccenda, giustamente dopo che è passato quasi un mese, perché tagliare i fili invisibili basati sulle emozioni che ci legano agli oggetti è tutt’altro che facile. Le tappe precedenti erano un lento avvicinamento a questo momento. Spark of joy rules!
  • Komono – miscellanea (oggetti misti) – A chi sopravvive a questo ultimo step e riesce ad avere ragione della miriade di oggetti sparsi per la casa resterà poi un unico compito, il più difficile, che è quello di mantenere l’ordine in futuro.

Una serie tv trash e sdolcinata, ma che in fondo tutti dovremmo vedere. 5 motivi per farlo

Dopo avere ricevuto le istruzioni, le persone affrontano i loro accumuli da soli e una settimana dopo l’altra smaltiscono gradualmente, ma inesorabilmente le cose superflue. Con grande soddisfazione loro e della Kondo, che al suo ritorno, fra urletti e gridolini vari, si congratula per il risultato raggiunto.

Al di là del format che, ammettiamolo, è un po’ trash, questa serie racconta molto di più del semplice riordino della casa e affronta temi che vanno ben al di là di quelli di Cucine da incubo o di SOS Tata. Sminuzzato fra i vari consigli pratici su come piegare le magliette, i calzini e le cravatte, c’è un condensato sapiente di filosofia orientale a cui molti di noi, malati di razionalismo e pragmatismo, in fondo in fondo anelano. E lo testimoniano il successo in costante crescita che lo yoga e le varie pratiche di meditazione stanno riscontrando. Chi ha dimestichezza con questi temi non avrà fatto fatica a riconoscerli. Anche senza andare sul metafisico secondo me ci sono almeno 5 buone ragioni pratiche per guardare questa serie.

Abbiamo una quantità di abiti spaventosa

Forse non siamo ancora arrivati ai livelli degli americani ma siamo sulla strada buona. Vedere le torri di abiti, alte fino al soffitto, che una comune famiglia americana riesce ad accumulare è sconvolgente. Se fate un riordino serio, tirando fuori tutti i vestiti a formare una pila, anche voi rimarrete sconvolti e sarà il migliore deterrente per i prossimi acquisti insieme al ricordo della fatica fatta per disfarsene e rimetterli in ordine. Guardate quindi con attenzione quelle pile!

Accumulo e disordine pesano molto sulle relazioni familiari, più di quanto si pensi

Il disordine entra in modo deciso nelle relazioni, inasprisce i conflitti, fa sentire in colpa, crea tensione fra i vari membri della famiglia e rende tutto più difficile e faticoso. È molto interessante l’aspetto educativo che è emerso in vari episodi. I bambini amano l’ordine e apprenderlo da piccoli o da adolescenti è molto più facile e diventa una “life skill” che li accompagnerà per sempre. Come dice anche  la Montessori, fra l’altro. Se riuscite, guardate qualche puntata insieme ai figli, troverete sicuramente qualche spunto da mettere in pratica.

Chi ha voglia davvero di una svolta ce la può fare

Cambiare si può, non sarà facile, soprattutto se si tratta di abitudini quotidiane radicate da una vita, ma è possibile. È importantissimo che si sappia e soprattutto che si veda. Le immagini in questo senso sono molto potenti e possono funzionare bene per motivare chi magari è solo pigro e sta aspettando la spinta giusta a muoversi in questa direzione. C’è chi affronta questa sfida come un tornado e rivoluziona da un giorno all’altro la propria casa o chi invece ha bisogno di più tempo e preferisce andare per gradi. E in questa serie Tv lo si vede bene, si tratta di un percorso dal valore terapeutico, di una trasformazione esistenziale che richiede tempo e anche volontà e determinazione. Chi ha voglia di “svoltare” ce la può fare. E riordinare casa è solo il primo passo.

Le emozioni: Il cuore del metodo Konmari, la “spark of joy”

Ma cos’è questa “spark of joy” di cui ci parla Marie Kondo? Come facciamo a capire se un abito, un oggetto, un libro, ci regalano gioia? Questa domanda così banale, mi è sembrata quella che ha messo in crisi un po’ tutti. Molti magari non ne avranno capito la profondità, la valenza anche spirituale come esercizio di autoconoscenza, ma va bene così. Perché questa domanda è come un seme che ha bisogno del suo tempo per fiorire, deve trovare il terreno giusto e le condizioni climatiche favorevoli, e poi si vedrà. Intanto Marie Kondo (che prima del libro serviva come sacerdotessa in un tempio shintoista) ha seminato. Anche fra di noi, che la guardiamo in TV e che magari non ce ne siamo resi conto. E di questo parlerò prossimamente in un post dedicato.

Salutare la casa ed esserle grati

Questo breve rituale, descritto anche nel libro, crea un momento di spaesamento in tutti i padroni di casa. Mentre Marie Kondo si inginocchia a salutare e ringraziare la casa per il supporto e l’accoglienza ai suoi abitanti, loro la guardano smarriti. Ma all’invito di unirsi a lei in quel momento di raccoglimento accettano con entusiasmo, trascinati in una sorta di animismo esotico, insolito, ma coinvolgente. E anche questo è un seme gettato che interrompe l’abitudine a prendere per scontata la nostra casa, i nostri oggetti, la nostra agiatezza. Un brevissimo lampo di consapevolezza che attraversa una vita troppo spesso di corsa, passata a lavorare e fare shopping.

Ma il vero motivo per vedere questa serie, è lei, Marie Kondo

Metà angelo e metà esorcista con momenti di comicità involontaria, come quando dice che non solo ama il disordine, ma che addirittura è la sua passione.  Una grazia imperturbabile, una totale assenza di giudizio che non si fa scomporre neanche dai jeans in frigo degli afroamericani. Oppure come quando bussa dolcemente sulle copertine dei libri o s’infila dentro gli armadi, sale sui cavalli di legno e, lieve come un vento leggero, infonde un’energia contagiosa.

Sicuramente non basta il riordino della casa a sistemare gli intoppi delle nostre vite. Ma quando Marie Kondo alla fine si allontana per il vialetto con la  gonnellina svolazzante, si sente qualcosa di simile alla spark of joy. E forse è lei, che qualcosa di magico ce l’ha.

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